Trama
Era il 27 agosto 1576 quando, quasi 90enne, Tiziano mori “amalato de febre” – probabilmente di peste – e il giorno dopo venne sepolto nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Per quella chiesa aveva avviato la grande pala d’altare comunemente considerata la sua fatica estrema: la Pietà, oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, completata dall’allievo Palma il Giovane. Un ex voto per se stesso e per liberare la città dal flagello. I restauri e le analisi più recenti indicano però come sia il San Sebastiano – rimasto nella casa-bottega di Tiziano dopo la sua morte e conservato dall’Ottocento all’Ermitage di San Pietroburgo – a essere probabilmente l’ultimo quadro interamente di sua mano. Un’opera simbolica, non solo dello stile tardo del maestro e del momento storico: Sebastiano è il Santo invocato contro la peste, ma anche dei pensieri che lo tormentavano e dei messaggi che voleva lasciare per il futuro.
